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solidarietà a sakinet
Data pubblicazione : 30-09-2010

La sentenza di lapidazione di Sakineh era stata sospesa da alcune settimane per un riesame del caso, ora però il procuratore generale dell’Iran, Gholam Hussein Mohsen Ejei, ha annunciato che la donna che rischiava la lapidazione perché accusata di adulterio è stata condannata a morte per un altro reato, ovvero la complicità nell’assassinio del marito e per questo motivo verrà impiccata.

 

 

La sentenza di lapidazione di Sakineh

La sentenza di lapidazione di Sakineh era stata sospesa da alcune settimane per un riesame del caso, ora però il procuratore generale dell’Iran, Gholam Hussein Mohsen Ejei, ha annunciato che la donna che rischiava la lapidazione perché accusata di adulterio è stata condannata a morte per un altro reato, ovvero la complicità nell’assassinio del marito e per questo motivo verrà impiccata.

Tuttavia, il Ministero degli Esteri fa sapere all’Ansa tramite il portavoce Ramin Mehman-Parast che “le procedure legali non sono concluse, un verdetto sarà deciso quando saranno terminate”. 

Tutto il mondo occidentale, compresa l’Italia, si è mobilitata affinché la pratica della lapidazione fosse eliminata, pratica prevista dalla legge islamica secondo la quale la donna colpevole di adulterio deve essere sepolta fino al torace e la parte che sporge dal terreno venga ripetutamente colpita da lanci di pietre, fino alla morte. Le forti pressioni internazionali avevano smosso effettivamente qualcosa, tanto che l’esecuzione di Sakineh già programmata  era stata rimandata a data da definire.

Secondo quanto riporta il Teheran Times, il giudice religioso ha però ribadito che la donna “in base alla  decisione del tribunale, è stata condannata per omicidio e la pena per questo delitto ha preminenza sul reato di adulterio” e che “la questione non deve essere politicizzata: il potere giudiziario non si può lasciare influenzare dalla campagna di propaganda avviata in Occidente“.

Nei scorsi giorni il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, intervenendo all’assemblea delle Nazioni Unite a New York aveva citato il suo caso sostenendo che in Iran esistono diversi gradi di giudizio, che la donna non fosse mai stata condannata a morte e che anche in altri Paesi del mondo è prevista la pena capitale per le condanne per omicidio. In particolare, il presidente si riferiva al caso di Teresa Lewis, una donna con problemi di disabilità mentale e condannata a morte. In effetti le contraddizioni non sono poche: gli Usa sono stati fra i principali paesi ad aver portato avanti una campagna per salvare Sakineh dalla lapidazione ma nello stesso tempo è uno dei 76 paesi in cui vige ancora la pena capitale.

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