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Gerhard Rohlfs biografia

 

Gerhard Rohlfs

 

 

... Gerhard Rohlfs era figlio di un vivaista e durante la sua infanzia, si divertiva a imparare a memoria nomi di piante e animali. Era già, nei suoi primi anni di vita, un amante della natura. 

Il giovane Rohlfs, studente liceale a Coburgo, abbinava allo studio lunghe scampagnate in cui andava a caccia di piante rare, sassi, serpenti e lucertole.

 

Fu chiamato alle armi nella prima guerra mondiale e visitò alcuni campi di prigionia, dove fece una scoperta che doveva segnare tutta la sua vita di studioso: si rese conto che i prigionieri italiani, parlavano numerosi dialetti. Il suo primo impatto con il dialetto calabrese, nelle sue diverse declinazioni fu proprio durante la prima guerra mondiale in un campo di prigionia dove ebbe modo di ascoltare alcuni giovani scambiandoli in un primo momento per greci. Provenivano da quell'area montuosa del reggino detta Bovésia, dove il greco era ancora una lingua viva, una incredibile sopravvivenza che alcuni studiosi facevano risalire esclusivamente al periodo bizantino, in particolare al x secolo, epoca di forte colonizzazione monastica basiliana. Rohlfs, viceversa, teorizzò che si fosse in presenza di una trasmissione ininterrotta della lingua greca dai tempi della Magna Grecia. Fu questo uno dei più importanti esiti degli studi di glottologia e dialettologia dell'Italia a cui si sarebbe dedicato dalla fine della guerra dopo aver abbandonato gli studi di botanica da poco intrapresi.

Ricevette l'incarico di un ampio studio sui dialetti dell'Italia Meridionale, che lo portò alla laurea con una tesi dal titolo Griechen und Romanen in Unteritalien (Greci e Romani nel Mezzogiorno d'Italia - pubblicata nel 1924). I viaggi hanno avuto uno speciale ruolo nei suoi studi. Le ricerche dialettali, amava dire, si fanno "coi piedi" oltre che con la testa.

Aveva una passione per le lingue romanze, per i dialetti italiani ed in particolare per quelli con influenza greca: i dialetti calabresi e salentini.

 

Rohlfs dà molta importanza al rapporto tra la lingua parlata associata al contesto, il contesto antropologico. "La lingua non è solo un mezzo di comunicazione ma un elemento che caratterizza la cultura di chi quella lingua ne fa uso". Da questo nascono i suoi numerosi studi sul campo, il conoscere le persone, i luoghi, gli strumenti di lavoro, le relazioni, le piccole storie. Immortalare questi scorci di vita attraverso la fotografia.

 

In Calabria Rholfs viaggiò dal 1921 al 1983, sostando in 365 paesi, frequentando le osterie dei piccoli centri, familiarizzando con gli abitanti per conoscere dal vivo le particolarità della parlata locale. Usanze, parole, proverbi, giochi, cognomi, soprannomi, frasi idiomatiche, strutture sintattiche: in 65 anni di indagini tutto viene passato al setaccio, registrato, catalogato, studiato e fotografato. Fotografare per Rohlfs significava andare oltre la parola, fermare un modo di vivere, cogliere il silenzio interiore, la verità di una condizione umana. Un "archeologo delle parole" che ha lasciato oltre 700 scritti, 15 dei quali esclusivamente dedicati alla Calabria, come il "dizionario dialettale delle tre Calabrie", il "Dizionario dei cognomi e dei soprannomi della Calabria" e il "Dizionario toponomastico della Calabria", questi libri costituiscono un'insuperabile trilogia di cui la Calabria può andar fiera.

 

Rohlfs difese sempre il prestigio della nostra Regione. Nel 1921, ad esempio, dopo essere giunto nei pressi di Cosenza, avendo potuto constatare il contrasto tra la pessima fama e la reale situazione del vivere civile dei calabresi, così scrisse in un articolo apparso in Germania:

 

"Calabria! Quali foschi e raccapriccianti ricordi non si destano in Germania al pronunziare del nome di questo estremo ed inaccessibile nido del brigantaggio! Quale ripugnanza ed orrore non persistono tuttavia, anche a Milano e a Roma, per questa terra famosa, dolorante e malnata; così miseramente ed ingiustamente dallo Stato negletta… In questa Terra infiltrata della cultura di parecchi secoli, e in cui tante nazioni si avvicendarono l'una dopo l'altra, ogni fiume, ogni pietra, ogni paesello annidato su di una rupe rappresenta qualche cosa piena di memorie storiche; e da tutta la superficie sua spira come un soffio di antico e venerabile tempo".

 

Gerhard Rohlfs, un illustre studioso che, più di ogni altro, amò la nostra Terra e i suoi abitanti. Lo conferma la dedica apposta dallo stesso nel "Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria" :

 

 

A VOI
FIERI CALABRESI
CHE ACCOGLIESTE OSPITALI ME STRANIERO
NELLE RICERCHE E INDAGINI
INFATICABILMENTE COOPERANDO
ALLA RACCOLTA DI QUESTI MATERIALI
DEDICO QUESTO LIBRO
CHE CHIUDE NELLE PAGINE
IL TESORO DI VITA
DEL VOSTRO NOBILE LINGUAGGIO.

 

 

 

"Noi calabresi siamo debitori nei confronti di questo autore straniero, un tedesco, che con il suo meticoloso lavoro di ricerca e scrittore ha trascorso parte della sua vita in Calabria contribuendo a preservare una porzione importante della nostra storia e della nostra cultura, che ad un certo punto della sua ricerca ha sentito il bisogno di raccontare anche attraverso il linguaggio delle immagini".

 

Una targa a lui dedicata nella piazza del borgo medievale di Badolato, in provincia di Catanzaro, riporta "Il più calabrese dei figli di Germania".

 

 

Il professore tedesco, raggiunse i centri sperduti calabresi col suo treppiedi in legno massiccio caricato a dorso di mulo, tra le impolverate stradine dei borghi, scattando le foto al grido di "fermi tutti, non respirate..."mentre il lampo della sua torcia al magnesio faceva sussultare gli astanti. Amò mescolarsi alla gente comune vivendo la sua disciplina direttamente sul campo.

Il contatto diretto e prolungato con i calabresi gli consentì di ribaltare molti luoghi comuni e falsi pregiudizi legati a questa regione che godeva di una cattiva fama: terra di briganti, ladri, assassini... In 62 anni, pur frequentando i luoghi più remoti ed impervi di essa, (visitò 365 paesi) Rohlfs non incontrò mai alcun problema. Fin dalla sua prima visita (1921) non fece altro che decantare il senso di ospitalità riscontrato nella gente umile e laboriosa di quei territori.

 

Principali opere di Gerhard Rohlfs sui suoi studi in Calabria:

 

  • Dizionario dialettale delle tre Calabrie, 1932-1939;

  • Vocabolario supplementare dei dialetti delle tre Calabrie, 1966-1967;

  • Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti in 3 volumi, 1966-69, 1970;

  • Studi e ricerche su lingua e dialetti d’Italia, 1972;

  • Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria, 1977;

  • Dizionario dei Cognomi e Soprannomi in Calabria, 1979.

 

 

 

 Dizionario dei Cognomi e Soprannomi in Calabria (1982) pubblicato la prima volta nel 1979; successivamente ebbe due ristampe, una nell'ottobre del 1986 e una nel settembre del 1993. È edito da Longo editore

 

Dedica dell'opera:

 

 

«Alla gente calabrese
dai molteplici nomi e soprannomi
dai diversi dialetti
ai calabresi
che ha incontrato con simpatia e amicizia
nelle antiche e nuove peregrinazioni
in terra di Calabria
dedica quest'opera
di appassionata ricerca linguistica
Gerhard Rohlfs
berlinese
viaggiatore ed ospite in Calabria
tra il 1921 e il 1978»

(Gerhard Rohlfs1932)

 

 

 

Nel 1974 una giuria designata dal Prof. Alessandro Faedo, rettore dell'Università di Pisa, gli assegnò il Premio Forte dei Marmi per la sezione Storia della Lingua italiana.


Fu socio straniero dell'Accademia della Crusca dal 1955. Il 14 Luglio del 2002, in occasione dei 110 anni dalla sua nascita, il comune di Badolato ha intitolato allo studioso la piazza antistante le scuole elementari.

 

In Calabria Gerhard Rohlfs ha ricevuto la cittadinanza onoraria dei comuni di Bova(1966), Candidoni(1979) e Cosenza(1981) e gli è stata conferita il 13 aprile 1981 la laurea honoris causa in Lettere dall'Università della Calabria.

 

In suo onore la città di Bova ha inoltre allestito da ottobre 2012 una mostra multimediale dal titolo Calabria contadina nelle immagini di  Gerhard Rohlfs, a cura di Antonio Panzarella. La mostra è visitabile presso Palazzo Tuscano. Centro visita del Parco Nazionale dell'Aspromonte, ed espone le fotografie scattate proprio dal filologo tedesco che, a partire dagli anni venti, si è recato più volte sul luogo per effettuare delle ricerche sul dialetto greco-calabrese.  

 

 


Il 21 Maggio 2016 è stato inaugurato, sempre a Bova, Il Museo della Lingua Greco-Calabra, che è intitolato proprio al grande glottologo tedesco. 

 

 

 Visse dando aiuto a non pochi bisognosi incontrati nelle varie parti d'Europa e morendo chiese ai suoi amici di non inviare fiori sulla sua tomba, ma sussidi economici per alcuni bambini dell'Italia meridionale.  

 

 

 

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