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Baco da seta in Italia - Continuazione

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Dal XII secolo l'Italia fu la maggior produttrice europea di seta, primato che le venne conteso dalla zona di Lione in Francia nel XVII secolo. L'allevamento dei bachi fu un importante reddito di supporto all'economia agricola e la produzione e commercio di tessuti, assieme a quella della lana, un'industria molto redditizia.

 

La sua diffusione in Italia, e più precisamente in Sicilia, sarebbe avvenuta attorno all'anno mille durante il regno di Ruggero II e da quel momento si sarebbe sviluppata in tutta la penisola l'attività di produzione serica. La bachicoltura, quindi, in Italia, nacque circa 1000 anni fa e in breve all’attività di allevamento e produzione di bozzoli si associarono altre attività correlate, quali la produzione dei semi bachi, l’industria della filatura e quella della tessitura.

 

In Italia la coltivazione del baco da seta si diffuse soprattutto nel Sud per le condizioni climatiche favorevoli. Alla fine del 1500 buona parte del territorio calabrese era coltivato a gelso bianco che era l'albero le cui foglie davano nutrimento ai bachi. Questa attività dava guadagni ai proprietari terrieri, ai contadini, agli allevatori dei bachi, alle filande ed ai mercanti e pian piano si estese a tutta l'Italia. Ciò avvenne nello spazio di circa mille anni, dal IX secolo alla fine del XIX. La maggior parte della seta grezza prodotta veniva esportata fuori regione sotto forma di matasse, ma un'altra parte veniva lavorata in Calabria. Era sottoposta al pagamento di una gabella imposta dal governo napoletano e appaltata a grandi famiglie. Al principe di Bisignano, Geronimo Sanseverino, fu venduta per 18.000 ducati dal re Ferdinando I, nel 1483, la gabella della seta col nome di seta di Calabria. 

 

L'ultimo periodo di (relativo) splendore per la Calabria fu quello compreso fra il '500 e la prima metà del '600, grazie anche alla produzione di seta grezza. Verso il 1050 la Calabria contava circa 24.000 gelsi coltivati per le loro foglie. Dalle scritture contabili di molti documenti cinquecenteschi di setaioli fiorentini risulta che acquistavano seta proveniente dalla Calabria tanto che verso la fine del secolo pare che la seta calabrese lavorata a Firenze superasse quella proveniente dalle altre regioni.

 

Nel 1790 a Villa San Giovanni  vi era una filanda che produceva tessuti di ottima fattura. Nel 1863 in tutta la Calabria si contavano 120 filande.

Dopo l'unità d'Italia, l'attività entrò in crisi a seguito della concorrenza straniera: le estese piantagioni di gelso furono sostituite da agrumeti e la lavorazione si ridusse a livello familiare.

 

A Verbicaro, come in quasi tutti i paesi della Calabria, lo scenario tra il '700 e l'800 appariva molto diverso rispetto a quello dei due secoli successivi. Una campagna in cui fra gli ulivi, le vigne e i frutteti, spiccavano gli alberi di gelso bianco o nero.

 

Negli anni '20 in Calabria, a Cosenza, vi era l'Istituto Bacologico per la Calabria, che si occupava dell'intero territorio regionale pur avendo sede in Cosenza. Dapprima Istituto Bacologico di Cosenza, istituito nel 1873, fu trasformato in Istituto Bacologico per la Calabria che a partire dal 1911 fu diretto da Luigi Casella. L'Istituto calabrese faceva capo all'Ente Nazionale Serico e si occupava di diffondere la sericoltura nella regione, facendo propaganda e distribuendo in alcuni casi semi e strumenti ai bachicoltori.  L'incentivo della coltivazione dei gelsi era uno degli obiettivi di questo istituto.

 

La produzione di bozzoli in Italia cominciò a declinare nel periodo tra le due guerre mondiali fino a scomparire dopo l'ultima, a causa di due fattori: la produzione di fibre sintetiche e il cambiamento dell'organizzazione agricola, dove l'allevamento dei bachi era affidato ai singoli contadini e mezzadri soprattutto alle donne e ai bambini. La decadenza della seta in Calabria fu determinata soprattutto dal monopolio vessatorio che il governo aveva cominciato ad esercitare su di essa che impedì ogni progresso.

La maggior parte della seta prodotta in Calabria abbandonava la Regione nella forma di matasse. Era sottoposta al pagamento di una gabella imposta dal governo napoletano e appaltata a grandi famiglie.

Al principe di Bisignano, Geronimo Sanseverino, fu venduta per 18.000 ducati dal re Ferdinando I, nel 1483, la gabella della seta col nome di Seta di Calabria.

Col passare del tempo, la Calabria si trasformò da produttrice di materiale pregiato in un grande mercato di prodotto grezzo che veniva di seguito smistato e lavorato nelle fabbriche genovesi e fiorentine. 

 

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La seta viene prodotta dalla bava emessa dalla larva di un lepidottero prima di trasformarsi in crisalide e poi in insetto, cioè farfalla. Questo insetto Bombix mori  (bombice del gelso) in quanto si nutre divorando le foglie di gelso, viene comunemente chiamato "Baco da seta".

Il baco da seta ha una vita molto breve: dura soltanto 45 giorni. I bachi da seta nascono da uova piccolissime. Durante il periodo invernale, quando il gelso è in fase di riposo vegetativo, l'embrione del baco da seta si trova all'interno dell'uovo in uno stato di letargo invernale. Le uova (dette semenza) si schiudono tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, quando le foglie sugli alberi si sono completamente formate. La schiusa avviene dopo circa 18 giorni. Alla schiusa i semi imbiancano e nascono le larve, lunghe circa 3 mm.


 

Il ciclo vitale delle larve si completa passando attraverso 5 età larvali separate da quattro momenti di muta (dormite). Si chiama eta' il periodo durante il quale la larva mangia giorno e notte; la muta invece e' il periodo in cui la larva, immobile rinnova il rivestimento dei vari tessuti per potersi ingrossare ulteriormente. Ogni 5 giorni il baco dorme per un giorno intero ed e' proprio in questo giorno che muta la pelle. Dopo l'ultima rifiuta completamente il cibo.

Queste età sono divise in due fasi:

1)L’età giovane del baco (1°-3°età)

2)L’età adulta del baco (4°e 5°età)

 

Si sviluppa attraverso quattro mute (cambi di pelle) fino alla costruzione del bozzolo: La prima età larvale (una settimana circa) La seconda età larvale (una settimana circa) La terza età larvale (cinque giorni circa) La quarta età larvale (cinque giorni circa) La quinta età larvale (quattro giorni circa)

Salita al bosco al completamento del bozzolo serico.

 

Nell’età giovane il baco è fragile e le foglie di gelso gli vengono somministrate in piccole dosi, soffre anche gli sbalzi di temperatura. Nell’età adulta il baco è già grosso e mangia le foglie di gelso direttamente dai rami. Terminata la fase di nutrizione, dopo circa 28 giorni dalla schiusa delle uova, le larve “salgono al bosco” ovvero iniziano a costruire il bozzolo dentro cui compiono la metamorfosi. E' questo il momento per il bachicoltore di preparare il "bosco", cioè dei rametti secchi . Il baco da seta, nutrito con foglie di gelso, emette una bava sottilissima (che può arrivare alla lunghezza di 1500 metri) prodotta dalle ghiandole poste ai lati della bocca, con cui si avvolge formando il bozzolo; Impiega tre o quattro giorni per prepararlo. Una volta ultimato il bozzolo, nel suo interno, il baco cade in letargo e si trasforma in crisalide e poi in farfalla pronta ad uscire ad accoppiarsi e a deporre altre uova.  A questo punto, bisogna intervenire per impedire alla farfalla di uscire dal bozzolo. Trascorsi dieci giorni il bozzolo di seta sarà completato.

 

 

                  L'ALLEVAMENTO DEL BACO DA SETA A VERBICARO 

 

 

 

 

 

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