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Agricoltura

 

Le produzioni sono varie, dalle colture cerealicole a quelle ortive, a quelle della vite e dell'ulivo; nella conservazione dei prodotti, largamente diffuse sono: la lavorazione delle olive trattate in vari modi, le melanzane sott'olio, i fichi secchi, l'uva passita, ecc...

 

Vite 

Ulivo

 

 

 

La maggior parte dei verbicaresi sono proprietari di modesti appezzamenti di terreno, quasi tutti vi praticano un'agricoltura di sussistenza, nella maggior parte dei casi integrata con altre attivita'. 

Il vino, riconosciuto DOC nel 1995, rinomato in tutta la regione, era conosciuto ed apprezzato fin dai tempi dei Romani.

 

Da sempre e ovunque quando si parla di Verbicaro si pensa subito al buon vino. Il clima particolare, la conformazione del territorio, la conservazione del vino, hanno contribuito a rendere famoso nel mondo questo delizioso prodotto verbicarese. Si dice che già i Romani, nel periodo d'oro dell'impero, facessero in questi luoghi cospicue scorte di questo prezioso nettare.

 

Ha conservato negli anni la sua bontà e genuinità; i famosi "catuvi" (cantine) custodiscono ancora il segreto della sua fermentazione e conservazione. Nelle sue qualità rosso e bianco rallegra le tavole di  estimatori e buongustai.  

Per molti secoli, la civiltà contadina ha conservato l'arte della coltivazione della vite  e della trasformazione dell'uva secondo i metodi tradizionali.

vite

 

 

 Adesso i ritmi della vendemmia di un tempo sono solo un ricordo; l'arrivo delle moderne macchine ha modificato le tecniche di trasporto e di lavorazione delle uve e la vendemmia ha perso in parte il suo fascino. In passato l'uva raccolta nei vigneti veniva trasportata per mezzo di asini e muli nei "parmienti" dove avveniva la spremitura dei grappoli, effettuata con i piedi scalzi. Il mosto veniva raccolto in vasche, mentre il succo residuo nelle vinacce veniva estratto per mezzo di torchi muniti di una grossa vite in legno. Il mosto, infine, veniva trasportato all'interno di otri ricavati con pelli di capra e depositato nei catuvi , nelle botti di legno dove avveniva la fermentazione. L'attesa durava fino all'8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione, data in cui tradizionalmente veniva assaggiato il nuovo vino e che ancora oggi viene chiamata festa di "perciavutti".  

 

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