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Cavalcanti a Verbicaro

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Gennaio 2018


 Nel 1313 Verbicaro fu annesso alla contea di Lauria. Nel XIV secolo il feudo di Verbicaro fu donato dal Re Roberto D'Angiò al suo consigliere di Stato, Don Ruggiero Sanbiase, patrizio cosentino e giustiziere del regno, che nel 1329 avendo sposato Costanza Isabella Sangineto, signora di Maierà, divenne signore anche di quest'ultimo centro. Fra coloro che hanno posseduto questo dominio ricordiamo: nel 1414 fu signore di Verbicaro Arcuzio Pappacoda,  nel 1425 Don Artusio Pappasidero, nel 1429 Angelo Pappasidero. Nel 15° secolo il Re Ferrante II confiscò ai Sanseverino il feudo di Verbicaro che fu poi venduto alla famiglia Castelar (1495-1629). Nel 1628 D.Antonio Castelar lo vendette, insieme al feudo di Sambiase a D. Angelo Matera per 40.500 ducati, che nel 1630 dichiarò di averlo acquistato con il denaro di Curzio Cavalcanti. Nel 17° secolo questo feudo passò alla famiglia Cavalcanti (1629) e da baronia divenne marchesato. Questi lo tennero in possesso fino al 1806, ossia fino a quando non vi fu l'eversione della feudalità (il 2 Agosto 1806 venne promulgata la legge che aboliva la feudalità nel Regno).  Nel 1656, Verbicaro venne spopolato da una spaventosa epidemia che fece circa 700 vittime tra i suoi abitanti. Con le riforme amministrative attuate dai francesi, all'inizio del XIX secolo, fu elevato a capoluogo dapprima di un governo, comprendente diverse università, e poi di un circondario, la cui giurisdizione fu allargata anche a Orsomarso. Dopo i moti risorgimentali fu annessa all'Italia unita insieme al resto della regione.

 

Blasone Cavalcanti

 Blasone della Famiglia Cavalcanti

 

Citato in "Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti" vol. primo, pag. 266,

Pisa 1890.

 

D'argento, seminato di crocette ricrociate di rosso.

 

 

Molti scrittori di araldica parlano di quattro fratelli baroni che, giunti in Italia al seguito di re Carlo, avrebbero dato origine ad altrettante importanti famiglie tra cui i Cavalcanti di Firenze. Non tutti però concordano sulla provenienza dei 4 fratelli: qualcuno li vuole Franchi e signori di molti castelli, altri abitanti di Colonia.  

"Monaldo Monaldeschi scrivendo l'origine della famiglia Cavalcanti nei suoi Commentari Istorici d'Orvieto al libro IV asserisce che fra gli altri che vennero in Italia con Carlo Magno Imperatore vi furono quattro fratelli ricchi e potenti per il dominio di molte terre e Castelli che nella Francia possedevano e che due di questi si fermarono nella città di Fiorenza o nei suoi dintorni"

"... La nobilissima famiglia dei Cavalcanti ebbe origine da Colonia in Germania, venuti in Italia a favore di Carlo Magno Imperatore contro Desiderio Re dei Longobardi..." 

 

La famiglia Cavalcanti, discendenti dell'antica famiglia nobile dalla quale proveniva il più famoso Guido Cavalcanti, poeta nonchè amico di Dante, fu presente a Firenze dall'XI secolo. Ha goduto nobiltà a Firenze e Cosenza.

 

Nel 1311, i Cavalcanti, di fazione Guelfa, cacciati dai Ghibellini da Firenze (le loro case furono incendiate dal popolo e furono costretti a fuggire), si rifugiarono in  Calabria, dove hanno posseduto i seguenti feudi: Rota, Regina, Torano, Sartano, Cerzeto, Fagnano, Verbicaro, Bonvicino, Caccuri, Malvito, Gerenzia, Pietramala, Serra Di Leo. Poi si diramarono in Sicilia, Gaeta e Napoli.

 

I primi di cui si ha notizia in Calabria sono Amerigo e Filippo.

Amerigo Cavalcanti nel 1352 fu nominato vicerè in Calabria dalla Regina Giovanna e si stabilì a Cosenza dove possedeva altri feudi nei dintorni. Nel 1348 la regina Giovanna I nominò Filippo suo ciambellano, vicerè per la Calabria Citra; questi, aveva ottenuto il castello di Sartano vicino a Cosenza, dove si stabilì insieme alla famiglia. La famiglia Cavalcanti aveva goduto i vassallaggi di Sartano, della Rota, di "Berbicaro".

Nel 1806 restavano i Cavalcanti duchi di Buonvicino, di Caccuri, baroni di Rota e Verbicaro. Verbicaro è citato come "Berbicaro". Della Calabria illustrata  - Vol. 3 di Giovanni Fiore da Cropani a cura di Ulderico Nisticò - Ediz. Rubbettino.

 

 

 

1° Barone di Verbicaro fu Curzio Cavalcanti (nato a Cosenza il 27.07.1571), ultimo figlio di Pompeo Barone di Gazzella e di Giovannella Cavalcanti. Invaghitosi di Flavia di Gaeta, si rivolse ad una fattucchiera, Laudomia Mauro. Questa lo spinse a rapire la ragazza. Curzio rapì Flavia, ma la fuga durò poco. Il potente Don Ferrante di Gaeta, padre della ragazza riuscì a catturare Curzio e lo fece imprigionare all'arcivescovado. Il giovane in prigionia raccontò dell'istigazione di Laudomia. La donna venne arrestata e condannata al rogo per stregoneria. ("Si chiamavano Cavalcanti" di Silvio Umberto Cavalcanti - Davide Andreotti "Storia dei Cosentini")

Sposato con Flavia Di Gaeta a Napoli il 3 febbraio 1605, figlia di Ferrante, patrizio di Cosenza e di Artemisia; acquista nel 1629 il feudo di Verbicaro, con Regio Assenso del 16-XI-1629, con il forte aiuto economico dei Di Gaeta, tramite il prestanome Angelo De Matera dal barone Antonio Castelar (italianizzato Castiglione) per 40.500 ducati;

 

2° Barone di Verbicaro e San Biagio fu suo figlio Giovanni, sposato con Beatrice Carafa, figlia del barone di Tortorella, Francesco  e di Antonia Riccardo dei Baroni di Corsano. Morto prematuramente senza prole, gli successe suo zio Angelo;

 

3° Barone di Verbicaro fu Angelo nel 1700 (nato il 16-VII-1624), sposato con Francesca Cavalcanti; 

 

4° Barone di Verbicaro fu Pietro, sposato con Isabella Cavalcanti; ( "Si chiamavano Cavalcanti" di Silvio Umberto Cavalcanti -  "Le ultime intestazioni feudali in Calabria" di Mario Pellicano Castagna) 

                                       

* Altra fonte: 4° Barone di Verbicaro e San Biagio fu Ludovico (8.1.1650), patrizio Napoletano e Cavaliere dell'Ordine di Malta nel 1663; figlio di Angelo e Francesca Cavalcanti, sposato con Ippolita Cavalcanti (Nel libro d'oro della Nobiltà Napoletana e in Nobili Napoletani - Famiglia Cavalcanti)

 

5° Barone di Verbicaro fu Antonio sposato con Rosa Pascale (12.09.1720), morto nel 1768; figlio di Pompeo e Teresa Biscardi. Suo fratello Nicola Cavalcanti fece costruire il Palazzo di Verbicaro nel 1763 ca. Sotto il cornicione fece scrivere "Nicollaus Cavalcanti De Marchionibus terrae Verbicarii, sibi suisque fecit". Morì nel 1775. Nel 1762 Angelo, fratello di Antonio e di Nicola, trasferitosi definitivamente a Napoli divenne Consulente del Regno di Sicilia e Luogotenente della Regia Camera della Sommaria. Nel 1755 gli venne riconosciuto il titolo di Marchese. Il titolo non interessa il feudo di Verbicaro, del quale rimane titolare il barone Antonio Cavalcanti. Nel 1762 fece costruire il Palazzo di Via Toledo a Napoli.

 

6° Barone di Verbicaro e San Biagio (dal 1768) fu Francesco Maria (nato a Verbicaro il 3.9.1738 e morto a Napoli nel 1795); Patrizio di Cosenza e Patrizio Napoletano aggregato al Seggio di Portanova l'8.11.1788; figlio di Antonio e Rosa Pascale, sposato nel 1771 con Donna Maria Vincenza Caracciolo Vietri, figlia di Don Nicola 6° Duca di Vietri e di Donna Maria Giuseppa da Ponte dei Duchi di Casamassima. Alla morte dello zio Angelo (1789) gli venne riconosciuto il titolo di marchese. 

Nel tardo Settecento piccoli feudi come Buonvicino, Caccuri, Sartano, Verbicaro risultano affittati (Verbicaro dal 1782 al 1795).

Nell'anno 1791 D.Gennaro De Novellis prese in affitto da D.Francesco Cavalcanti il feudo di Verbicaro e San Biase per ducati 1800. Lo stesso De Novellis affittò da D.Nicola Cavalcanti la tenuta di S.Bartolo e il territorio di Batemarco per dieci anni ("Per l'illustre Marchese D.Michelangelo Cavalcanti contro D. Gennaro De Novellis" di Felice Parrilli, Domenico Criteni).

 

7° Barone di Verbicaro con San Biagio  dal 1795 (intestato il 30.7.1796) fu  Michelangelo, (dopo l'abolizione dei feudi il predicato "di Verbicaro" fu parte integrante del cognome; spesso veniva riportata la forma del titolo errata, "Marchese di Verbicaro"),  nato a Napoli il 24.03.1776; Patrizio Napoletano (dopo l'abolizione dei feudi tali titoli spariscono); figlio di Francesco Maria e di Maria Vincenza Caracciolo Vietri; sposato con Maria Caterina De' Medici (il 15.6.1800), figlia di Don Giuseppe 6° Principe di Ottaiano e di Donna Maria Vincenza Caracciolo dei Principi d'Avellino. Marchese e ultimo intestatario del feudo. Con l'eversione della feudalità perse 9692 ducati per le mancate rendite dei diritti feudali. Morì il 27.10.1836.  

 

Albero Cavalcanti
Albero Cavalcanti

 

In "Si chiamavano Cavalcanti ", Silvio Umberto Cavalcanti, discendente dei Cavalcanti, ha ricostruito l'albero genealogico della sua famiglia. 

 

Cavalcanti e il Feudo di Verbicaro

 

 

 "VERBICARO: Terra nella provincia di Cosenza, ed in diocesi di Cassano, situata in una valle, d'aria temperata, e nella distanza di sei miglia in circa dal mare, e di cinquantadue da Cosenza, che si appartiene alla famiglia Cavalcanti con titolo di Marchesato. Sono da notarsi in questa Terra una Parrocchia sotto il titolo di San Domenico; ed una Confraternita Laicale sotto l'invocazione di San Giuseppe. Le produzioni del suo territorio sono grani, frutti, vini, oli, ghiande, gelsi per la seta, ed erbaggi per pascolo di armenti. La sua popolazione ascende a tremila duecento quarantotto sotto la cura spirituale di un Arciprete." -  Dizionario geografico- istorico - fisico del Regno di Napoli composto dall'abate D.Francesco Sacco - Libro IV - In Napoli MDCCXCVI

 

 

 

 

 

 

 

Cit.: -  "Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia" raccolte dal Conte Berardo Candida Gonzaga - Vol. 1

        -  "Libro d'oro della Nobiltà Mediterranea" - Archivio centrale dello Stato

        -  "Si chiamavano Cavalcanti" di Silvio Umberto Cavalcanti 

        -  Sito web Nobili Napoletani - Famiglia Cavalcanti

        -  "La regione mercuriense nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro"- Orazio Campagna, Cosenza, 1982

        -  Dizionario geografico- istorico - fisico del Regno di Napoli composto dall'abate D.Francesco Sacco - Libro IV

        -  Giovanni Fiore da Cropani - Della Calabria illustrata - Volume 3 - a cura di  Ulderico Nisticò

        -  "Governare il feudo. Quadri territoriali, amministrazione, giustizia Calabria Citra (1650 - 1800)"di Luca Covino

 

 

                                                          Graziella Germano              

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