Comune di Verbicaro » SETTIMANA SANTA A VERBICARO NEL PASSATO

LA QUARESIMA E LA SETTIMANA SANTA A VERBICARO E LE TRADIZIONI DI UN TEMPO PASSATO

In costruzione

Aprile 2018

 

Il periodo della Quaresima e soprattutto la Settimana Santa a Verbicaro è stato sempre un periodo molto importante per i verbicaresi. Da sempre i riti della Settimana Santa sono stati i più sentiti e partecipati dalla popolazione di Verbicaro. Religiosità popolare e religione ufficiale si sono intrecciate da sempre in una molteplicità di usi rituali, di leggende, di credenze e di rappresentazioni sacre. Oltre a quelli che attualmente si celebrano ve ne erano altri che col tempo sono stati aboliti.

 

  Le settimane di Quaresima in passato venivano chiamate: 

 

- la prima, la seconda e la terza, settimane di Quaresima;

- la quarta, Settimana Tara (la settimana della Samaritana);

- la quinta, Settimana Lazzaro;

- la sesta, Settimana delle Palme;

- la settima, Settimana Santa.

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Il primo giorno di Quaresima appena si alzavano affacciavano da un balcone o da una porta e se la prima donna che vedevano era bassa, allora la Quaresima sarebbe sembrata più corta, se era alta sarebbe sembrata più lunga. 

 

Il primo giorno di Quaresima si prendeva una patata e si infilavano in questa sei penne di gallina dai lati ed una in mezzo per mantenerla. A questa veniva legato un filo che serviva per appenderla fuori. Ogni domenica ne veniva tolta una fino alla domenica di Pasqua in cui buttavano anche la patata.

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Durante la Quaresima si tenevano dei digiuni che potevano protrarsi anche per 40 giorni, secondo diverse modalità. Il più rigido era quello a pane ed acqua. C'era quello in cui si poteva mangiare sia a pranzo che a cena una sola pietanza. La durata era secondo la propria volontà, per due o tre giorni a settimana oppure una volta alla settimana. C'era anche quello che iniziava dal Giovedì Santo al Sabato Santo, dopo il suono del Gloria (quarant'ore). Quindici giorni prima di Pasqua veniva coperta la Croce e l'astinenza dalla carne e dal comportamento festoso era molto rigido. Durante la Quaresima non ci si poteva sposare nè si potevano cantare canti non religiosi. 

Per tutta la Quaresima veniva eliminato dall'alimentazione ogni tipo di carne e di grasso animale. Per pulire stoviglie, posate, pentole e strofinacci veniva usata la "lissia", cioè acqua dove era stata fatta bollire la cenere. L'astinenza veniva osservata soprattutto il primo giorno di Quaresima e il primo venerdì.

La settimana Lazzaro prevedeva un'astinenza particolarmente rigida; i cibi proibiti erano carne, sangue e vino. I salumi non si potevano nemmeno toccare. 

Nel giorno dedicato all'Addolorata si poteva fare il "Digiuno trapasso" che prevedeva di non mangiare nè bere per dodici ore, oppure il "Digiuno stella a stella" che prevedeva l'astinenza completa per 24 ore dalla sera della vigilia a quella successiva.

 

La croce in chiesa veniva coperta 15 giorni prima di Pasqua e veniva scoperta durante la "missa strazzata" celebrata la mattina del venerdì santo alle ore 9.

Quindici giorni prima di Pasqua, gli uomini cominciavano a cantare accompagnati dalla tromba, il "Per tua colpa" al Calvario.

 

La statua della Madonna Addolorata veniva esposta in Chiesa Madre il Lunedì della settimana delle Palme e vi restava esposta fino al venerdì della stessa settimana, questo giorno era dedicato alla Madonna. La chiesa restava aperta dalla mattina alle 7, quando si celebrava la prima messa, fino alla sera all'imbrunire. Si faceva la veglia, la chiesa non restava mai vuota. Si pregava in silenzio. Veniva celebrata una Via Crucis diversa dalle altre. Poi venivano fatti "i setti nginocchi" (si recitavano delle preghiere restando in ginocchio, per sette volte e i "setti davutari" (sette altari). Questo cerimoniale avveniva verso l'una. Il gruppo di fedeli presenti in chiesa partendo dalla cappella della Madonna, si inginocchiavano, e recitavano sette Ave Maria, sette Padre Nostro, sette Gloria al Padre. Questo si ripeteva per sei cappelle laterali e per ultimo davanti all'altare maggiore.

 

Per la Domenica delle Palme i ramoscelli d'ulivo portati dai bambini venivano addobbati con fichi secchi, "spannapisc", visquotti, cuddurieddi; si legavano insieme in modo che le cose restassero all'interno dei rami d'ulivo, per fare in modo che gli altri bambini non li rubassero. Venivano legati con un nastro sotto e uno sopra. In seguito ai rami portati dai bambini venivano appese le caramelle.

In Chiesa Madre oltre alla messa del mattino presto, c'era quella delle dieci. Prima della celebrazione della messa si faceva una piccola processione intorno alla chiesa, arrivati davanti al portone si svolgeva un rito: alcuni preti entravano in chiesa e chiudevano il portone, mentre il resto del corteo rimaneva fuori. I sacerdoti che erano rimasti all'esterno scambiavano un dialogo rituale con quelli all'interno bussando al portone ed infine aprendolo con un'asta del Crocifisso. In Chiesa i sacerdoti benedicevano le Palme dall'altare e poi celebravano la messa con il Passio. La sera si celebrava la Via Crucis e un predicatore forestiero iniziava le prediche che continuavano per tutta la Settimana Santa.

Le palme (rami o piante d'ulivo) portate dai fedeli erano di grandi dimensioni. Il compito dei sacrestani era quello di controllarne, all'entrata della chiesa, l'altezza per tagliarle o impedirne l'accesso.

 

Anticamente, il Mercoledì Santo in chiesa oltre alle consuete funzioni liturgiche, si svolgeva anche lo spegnimento della Saetta ("a sccocca" ramo). La Saetta consisteva in un triangolo di legno, sorretto da un gambo, dove erano infilate le candele (12 ai due lati ed una al centro). Le 12 candele rappresentavano gli Apostoli che a poco a poco abbandonavano Gesù, raffigurato dalla candela al centro. Venivano accese prima della celebrazione e poi al termine venivano spente una ad una. La tredicesima restava accesa e portata dietro l'Altare. Infine facevano "u rumuru", suonavano tutti gli strumenti che sostituivano le campane: "a trocca", "a nzirra" che rappresentavano il rumore della folla durante l'arresto di Cristo.

 

Le campane suonavano l'ultima volta il Giovedì Santo e poi venivano legate e non suonavano più fino al momento del Gloria, a mezzogiorno, quando cadeva il panno nella messa che si celebrava la mattina del Sabato Santo. Al loro posto, in quei giorni, suonavano la trocca dal campanile.

 

La messa in Coena Domini veniva celebrata la mattina a mezzogiorno.

 

La chiave del Sepolcro, il Giovedì dopo la messa della Cena, veniva consegnata dal sacerdote ad una donna che la teneva fino al giorno dopo.

 

Prima i battenti entravano nelle chiese.

 

Nel 1983, il vescovo di allora Augusto Lauro, con una lettera inviata al parroco, chiese di non favorire le manifestazioni dei battenti anzi di convincere i fratelli che volevano fare i battenti a non prestarsi a tali esibizioni che davano un'immagine di religiosità paganeggiante e superstiziosa. Nello stesso tempo raccomandava l'uso parsimonioso delle fotografie e delle riprese dei riti che si svolgevano in chiesa.

Nel 1983 il rito dei battenti anzichè scomparire si è riconfermato.

 

Il Giovedì pomeriggio portavano la Madonna Addolorata in Chiesa Madre; il sacerdote faceva la predica e si cantava il per tua colpa, poi legava il crocifisso alle braccia della Madonna e la riportavano nella Chiesa di S.Giuseppe, come si fa adesso il Venerdì sera.

 

Veniva fatto l'incanto per portare le statue dei Misteri durante la processione e per impersonare il Cristo. Ogni mistero, partendo dall'altare maggiore della Chiesa di San Giuseppe, procedeva lentamente nel corridoio della Chiesa; man mano che procedeva venivano fatte le offerte. L'incanto poteva continuare fino a che le statue non raggiungevano le colonne del portone di San Giuseppe. A questo punto l'incanto terminava e coloro che avevano fatto l'offerta più alta avevano il diritto di portare la rispettiva statua nella processione. Le statue che raggiungevano il prezzo più alto erano: Gesù nella bara, l'Addolorata e il Crocifisso. L'incanto per il Cristo si svolgeva in Sacrestia, davanti a coloro che volevano rappresentare il Cristo.

Nel 1980  il vescovo di allora Augusto Lauro, ne vietò l'incanto. Da quell'anno vennero fatte le iscrizioni per portare le statue dei Misteri, venne fatto un elenco e vennero stabilite delle tappe per uno scambio di portatori. Per fare il Cristo bisognava fare una domanda per iscritto entro il Mercoledì Santo. 

 

Un tempo oltre a quelli di adesso, venivano portati anche altri Misteri: la lanterna di Giuda, l'asciugamano di S. Pietro e un gallo addestrato per cantare.

Le statue dei Misteri venivano portate da soli uomini. Le donne hanno iniziato a portarle durante la prima guerra mondiale per sostituire gli uomini che erano partiti.

 
La rappresentazione dell'incontro del Cristo con la Veronica è stata fatta per la prima volta nel 1940, per sciogliere un voto all'Addolorata, da Gabriela Corbelli (nata nel 1908). 
 
Il Venerdì Santo, in segno di lutto, i mulini non macinavano. Dopo l'accensione del sepolcro fino al Sabato Santo, quando suonava il Gloria, restavano chiuse le officine dei fabbri ed anche le falegnamerie.
 
La "missa strazzata" (messa disordinata, da un punto della celebrazione si passava ad un altro...Messa senza la celebrazione dell'Eucarestia come da rito cattolico) un tempo veniva celebrata in Chiesa Madre il Venerdì Santo,  alle ore 9, dopo la processione dei Misteri. Prima della messa si spegneva il Sepolcro. Venivano scoperte le croci che erano state coperte ad inizio Quaresima. Gli altari erano spogli; i sacerdoti si mettevano a terra proni e le tovaglie venivano passate sopra di loro e poi messe sull'altare. Non c'era consacrazione e la comunione veniva fatta dopo aver preso le specie eucaristiche consacrate e conservate nel "subburc" la sera precedente, alla fine della messa della Cena.

 

Il "panno" cadeva la mattina del Sabato Santo  alle nove e la celebrazione finiva a mezzogiorno. Prima veniva acceso il fuoco nuovo in piazza. Si prendeva un pezzo di ferro e una pietra bianca, tipo quella del sale, si faceva strisciare il ferro sulla pietra per far scoccare la scintilla che cadeva sopra "dd'isca" (un fungo di faggio che lo bollivano e diventava come l'ovatta). Da quel fuoco accendevano il cero e le candele. La legna rimasta dopo l'accensione del fuoco nuovo, portata dai fedeli, veniva ripresa dagli stessi per metterla nei terreni franosi per evitare la frana. Le braci invece venivano usate dai fabbri e dagli stagnini per riaccendere il fuoco della bottega dopo la pausa di lutto iniziata il giovedì pomeriggio. Dopo, il sacerdote diceva la messa, cadeva il "panno" e suonavano le campane e il Gloria. Dopo la messa il sacerdote andava a benedire le case, prima quelle vicine e poi le altre nei giorni successivi.

 

Il Sabato Santo a mezzanotte c'erano le "Pie Donne" , un gruppo di donne che si ritrovavano davanti alla Chiesa Madre e facevano il giro delle sette chiese pregando in silenzio. La prima Chiesa dove si recavano era quella di "Santa Maria u ritu", poi andavano "mpedi dd'urma" al posto dove si trovava un tempo la chiesetta della Madonna delle Grazie demolita nel 1950, poi a quella di "Santa Maria a' Nova" al Calvario, a quella di San Giuseppe, a quella di Santa Lucia (Madonna della Neve a Bonifanti), alla Madonna del Carmelo e poi di nuovo in Chiesa Madre. Il giro finiva la mattina presto (a mattutino) il giorno di Pasqua. In Chiesa Madre vi era il sacerdote che celebrava la messa. Mettevano a terra esposti tre Crocifissi per baciarli, uno per gli uomini e due per le donne. Poi ognuno andava a salutare i parenti, poi andava al cimitero e tornava a casa propria.  Si chiedeva perdono: a Cristo quando si baciava il Crocifisso; ai morti, quando si andava al cimitero dopo la messa, infine ai genitori ai quali si baciava la mano quando si tornava a casa o si andava a trovarli.

 

La mattina di Pasqua in piazza si teneva il gioco di "truzza dd'ova" (sbattere un uovo contro un altro). Gli uomini, dopo essersi muniti di un certo numero di uova, andavano in piazza a gareggiare. Il gioco consisteva nel riuscire a rompere l'uovo dell'avversario con il proprio.

 

'Nzirra: una canna con una spoletta di filo in legno, intagliata come una ruota dentata, con un pezzo di legno alla punta della canna, che girandola faceva rumore.

"Trocca": strumento musicale in legno consistente in una cassetta di legno con dentro una ruota dentata fatta girare rapidamente da un manubrio.

"Trucculedda": strumento musicale consistente in una tavola di legno con sopra attaccate due maniglie in ferro, suonato ritmicamente.

"Discipline o chiavette": linguette di alluminio legate come un mazzo di chiavi all'estremità di una catena.

 

 

 

Da "Il ciclo dell'anno a Verbicaro - Quaresima e Settimana Santa" Tesi di Laurea di Marisa Arieta, a.a. 1986-1987

 

                                                                                                                                                                                             Graziella Germano

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