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SAN LEONARDO

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Dicembre 2019

 

IL CULTO DI SAN LEONARDO

 

 

San Leonardo di Noblat lo troviamo raffigurato a Verbicaro, negli affreschi del XV-XVI sec. (per tre volte) nella Chiesetta di Santa Maria ad Nives, l'edificio pubblico più antico e di maggiore rilievo storico del paese

 

 

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e sulla campana maggiore della Chiesa parrocchiale Santa Maria del Piano (Chiesa Madre dell'Assunta) che porta incisa la data di fusione “MCCCCLXIIII”(1464) e la scritta “ANTONIVS MEFECIT”, raffigurato mentre libera due prigionieri (un uomo e una donna) tirandoli fuori da una torre (carcere). 

 

 

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Anche una parte di territorio di Verbicaro fuori dal centro abitato viene ancora chiamata “Sant' Lunuard'”.

Affreschi raffiguranti San Leonardo li troviamo anche nei paesi limitrofi: a Scalea nella chiesa di San Nicola in Plateis, a Grisolia nei resti ormai indecifrabili di un affresco nella Chiesa di San Leonardo mentre ad Orsomarso nel titolo della Chiesa a lui dedicata.

 

 

Ma chi era San Leonardo?

 

 Leonardo nacque in Gallia al tempo dell’imperatore Anastasio da nobili franchi, amici del re Clodoveo che volle fargli da padrino al battesimo la notte di Natale del 496. In gioventù rifiutò di arruolarsi nell’esercito e si mise al seguito di S. Remigio, arcivescovo di Reims. Avendo questi ottenuto dal re di poter chiedere la liberazione dei prigionieri che avesse incontrato, anche Leonardo, acceso di carità, chiese e ottenne lo stesso favore e liberò, di fatto, un gran numero di questi infelici. Diffondendosi la fama della sua santità, egli rifiutata la dignità vescovile offertagli da Clodoveo si diresse a Limoges; attraversando la foresta di Pavum soccorse la Regina sorpresa dalle doglie del parto. La preghiera del Santo le concesse di superare i dolori e di dare alla luce un bel bambino. Clodoveo riconoscente gli concesse una parte del bosco per edificarvi un monastero. Il Santo costruì un oratorio in onore della Madonna e dedicò un altare in onore di S. Remigio; scavò poi un pozzo che si riempì miracolosamente d’acqua e al luogo diede il nome di Nobiliacum in ricordo della donazione di Clodoveo. Si narra che ai prigionieri di guerra, ovunque invocassero Leonardo, si spezzassero le catene; inoltre i loro carcerieri si distraevano e le porte delle prigioni si spalancavano. Appena riacquistata la libertà, molti andavano da Leonardo per ringraziarlo e spesso rimanevano con lui. Alcuni parenti di Leonardo andarono a vivere con le famiglie vicino al monastero, formando così un villaggio. Dal nobiliacum prese il nome anche la cittadina che si andò formando attorno al monastero e che inizialmente prese il nome di Noblac, quindi Noblat e oggi è chiamata Saint Leonard de Noblac in onore del suo illustre fondatore. Il Santo sarebbe morto il 6 novembre di un anno imprecisato, nella metà del VI secolo.

Nella chiesa nel villaggio di Noblac, che custodisce il corpo del Santo, su una parete vi è:

 

San Leonardo

è il protettore della città dove riposano i suoi resti,

è il liberatore dei prigionieri di tutte le guerre e di tutte le oppressioni,

è l’amico di chi desidera giustizia e dignità,

è il sostegno degli ammalati, degli abbandonati, di chi vive in solitudine,

è il protettore delle madri in attesa,

è a lui che, in certi paesi, si affidano gli animali della casa,

ma è soprattutto l’intercessore presso Dio di tutti gli uomini che

vogliono liberarsi dall’egoismo e dall’orgoglio.

San Leonardo proteggici e prega per noi.”

 

San Leonardo nell'arte è quasi sempre raffigurato in abiti monastici bianchi o scuri, oppure con le sembianze di un giovane diacono in dalmatica e, solo raramente, in paramenti vescovili; con le catene pendenti in mano o i ceppi dei prigionieri (come negli affreschi a Verbicaro), simbolo della sua particolare protezione per i carcerati ingiustamente e con un codice monastico tra le mani. Patrono dei prigionieri, dei minatori, delle puerpere, viene invocato anche per i parti difficili.

La sua venerazione si diffuse anche in Italia dove la sua popolarità ebbe un impulso anche grazie ai Normanni che ne introdussero il culto nei loro regni. San Leonardo divenne così uno dei santi più popolari nell'Europa medioevale.

Tra i luoghi di culto troviamo 13 paesi europei. Al primo posto la Germania con 141 luoghi, poi l'Italia con 115, seguono l'Austria con 113 e l'Inghilterra con 104; la Francia ne conta 67. I ricercatori hanno trovato in tutta l'Europa oltre 600 luoghi di culto dedicati a questo Santo. Tra le 20 regioni italiane troviamo al primo posto la Toscana con 30 luoghi di culto, segue la Sicilia con 28, la Calabria ne ha 15, per alcuni di essi Santo Patrono (5).

 

A Lungro gli operai che estraevano il Salgemma tra il XIII e il XIV secolo gli hanno eretto una chiesetta e lo hanno voluto loro protettore per aver liberato alcuni schiavi che lavoravano nelle miniere. La chiesa è esistita fino al 1966 (sprofondata per problemi idrogeologici). L'associazione dei lavoratori salinari annoverava tra i soci San Leonardo, al quale ogni mattina, previo appello, veniva segnata la presenza. A Lungro la venerazione dell'eremita proveniente dalla Gallia fu introdotta probabilmente dai monaci basiliani dell'abbazia di Santa Maria De Fontibus (XII secolo – di cui resta solo la cappella).

Lungro è uno dei paesi il cui territorio confina anche con quello di Verbicaro (S.Maria del Cedro, Grisolia, Orsomarso, S.Donato di Ninea, Lungro e Saracena). La storica miniera di salgemma di Lungro, che nel 1976 ha cessato la sua millenaria attività estrattiva, fu una delle più importanti d'Europa, già conosciuta dai coloni Greci e poi dai romani. Ne fa cenno Plinio il Vecchio (24 d.C.) nella sua opera “Naturalis Histoire”, avendola visitata quale prefetto essendo di stanza con la flotta romano a Capo Misseno.

Sia i sibariti che i romani la sfruttarono, dando forma ad un fiorente commercio del salgemma che era trasportato, con i mezzi di allora, lungo sentieri montani che dalla pianura sibarita raggiungevano le costi tirreniche nei pressi di Scalea, in un porticciolo alla foce del Lao e da qui con le navi verso Roma imperiale. Il salgemma era trasportato a dorso di mulo usando diversi sentieri di montagna. Le vie del sale ancora oggi si possono ripercorrere sui monti dell'Orsomarso nel Parco Nazionale del Pollino (passando nel territorio di Orsomarso e Verbicaro, seguendo la valle del fiume Lao). A Fontana di Tavolara esisteva una cava a cielo aperto di salgemma, dove le popolazioni dei comuni dell'entroterra si approvvigionavano del minerale per uso familiare.

 

Attraverso la via del sale, vi era uno scambio di prodotti che vedeva coloro che da Orsomarso o da Verbicaro salivano carichi di prodotti agricoli o artigianali locali che vendevano poi a Lungro o scambiavano direttamente con parte del salgemma che veniva prelevato in blocchi di pietra che poi venivano sfarinati in casa dalle donne o dai bambini utilizzando i famosi mortai (murtuali).

          ...Continua...

 

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